› Recensioni


> Erratico Estatico

ToastRecords

KARMABLUE "provini": a distanza di anni luce ritorna a noi Giacomo Caruso, mente creativa degli "still life", band attiva nella seconda metà degli ottanta - la nuova proposta definita "karmablue" ci mette subito a nostro agio: schegge sonore decisamente preziose, alcune volte arricchite dalla bella voce della soprano Cristina Cappellini - un progetto da non perdere di vista - sicuramente pronto al salto discografico - attendiamo...
(voto: super - TOAST Records - www.toastit.com)

Rockerilla

KARMABLUE “Erratico Estatico
più che un demo si può consi¬derare un lavoro discografico. Sicuramente un’opera colta di largo respiro, dove eleganza e ricerca viaggiano parallelamente. La trama sonora è una miscela in¬dovinata tra musica tradizionale, suoni prog e certe impostazioni molto vicine allo sperimentale. Da segnalare la purezza formale di due brani strumentali, ”Eriu” e “Isole”
(Brico Sound/Giulio Tedeschi - Rockerilla, novembre 2001)

M.E.I. / Meeting Etichette Indipendenti

KARMABLUE “…una proposta ricca di eleganza e bellezza formale che racchiude in sé l'eterno calore della poesia e la forza incontrollata, sempre audace, della ricerca interiore che candidamente riesce ad annullare manierismi di comodo o forzature artefatte. Energia che a tratti, supera i canoni tradizionali della musica occidentale per aprirsi così, in modo totalmente sfolgorante, al mondo…”
(Giulio Tedeschi – M.E.I. – novembre 2002)

Musicscan

KARMABLUE “Erratico estatico” “Insolito, visionario, eclettico: questi gli aggettivi per definire il lavoro di KARMABLUE, un mix di rock, folk, pop, elettronica, molto intenso, con suoni che spaziano dai ristretti spazi del pop melodico ai più ampi paesaggi rock, ogni loro evento live è un successo”.
(Andrea Santacroce – MUSICSCAN – gennaio 2003)

Il Mucchio Selvaggio

KARMABLUE “Erratico estatico” – Toast – “…la giovane band propone un linguaggio so¬noro assai forbito ed elegante, in bilico tra retaggi progressivi (non è certo un caso che Robert Fripp sia ossequiosamente citato tra i ringraziamenti), echi post punk e fughe avanguardiste. A dispetto di una presenza chitarristica assai ingombrante, eppur mai fastidio¬sa, è un’evidente matrice neo¬classica ad informare gli undici episodi raccolti in questo bel di¬gipack: lo rivelano la voce intensa e particolarissima di Cristina Cappellini, che molto ricorda la Jenny Sorrenti dei Saint Just, e gli equilibri strumentali sempre mo¬dulati, anche quando gli accordi corrono sul filo della dissonanza. Mesto e malinconico nelle atmo¬sfere, “Erratico estatico” è un’o¬pera dai mille risvolti, affascinan¬te sin dal ritratto effigiato in co¬pertina e fin dentro lo slancio liri¬co di testi che son vere e proprie poesie”. (www.toastit.com - www.karmablue.com)
(Fabio Massimo Arati – IL MUCCHIO SELVAGGIO n. 524 – 11/17 marzo 2003)

Attik Music

KARMABLUE "Erratico Estatico" (Toast Millenium) - "Erratico Estatico" è il debutto dei Karmablue, progetto musicale nato intorno alla figura del chitarrista romano Giacomo Caruso, attivo da metà anni ottanta, prima con gli Still Life poi con l'attuale band. L'opera è molto particolare. Un viaggio sonoro tra art-rock e progressive, ricca di eleganza e poesia. Con una bellezza intrinseca che vola audace tra le note dei brani proposti e con una carica di energia emozionale difficilmente rintracciabile oggi giorno, sommersi come siamo da pre-confezionati prodotti musicali.
Ci teniamo a ricordare, per chiarezza, che la proposta non è quella delle più facili. Anzi, in molti punti la ricerca tocca vette quasi sperimentali. Ma nel suo insieme riesce a consegnarci un messaggio caldo, intrigante e molto godibile, arricchito da spazi esclusivamente strumentali che rendono la materia musicale piena di notevoli e stimolanti sorprese.
Ulteriore segnalazione di merito al digipack, molto curato, che avvolge con pregevole eleganza il tradizionale dischetto argentato.
"Erratico Estatico" è stato prodotto dalla torinese Toast Records in tiratura limitata.
(www.toastit.com - www.karmablue.com)
(Tim Leary – AttikMusic.com – aprile 2003)

Chitarre

KARMABLUE - Erratico estatico - Toast Records. “…Gli undici titoli del cd, pervasi da un’atmosfera tipicamente prog, contaminata da influenze etniche e blues-jazz, sonorità vagamente crimsoniane e psichedeliche e il ‘bel canto’ della tradizione italiana, si muovono in una estrema libertà compositiva, connotata dalla ricerca, dall’improvvisazione. Interessanti “Dobilia”, “Hybreasail”, “Rosso”, “Solo rosso” con le mystitronics di Caruso (sorta di frippertronics rivisitate) e “Il gioco delle perle di vetro” (…) con la Cappellini alla voce solista.”
(Alessandro Staiti – CHITARRE n. 210 – agosto 2003)

Rumore

KARMABLUE - Erratico estatico - Toast Records. “Giulio Tedeschi, agitatore punkaiolo della Torino che fu, continua a credere nell’autoproduzione e la sua benemerita Toast continua a perseverare nel diffondere musica anticonvenzionale nell’etere stantio del music-businnes nostrano. Karmablue è un progetto musicale nato concettualmente alla metà degli anni ’90, a Roma (…). La loro musica si connota per l’estrema libertà compositiva, orientata alla ricerca, frutto di improvvisazione, con atmosfere elettriche, venate di psichedelia, e influenze etniche e blues jazz, e per l’uso particolare della voce che ne fa un bel disco trasversale e con una propria avvincente tensione poetica, condito da una carica di energia emozionale difficilmente rintracciabile oggi giorno.”
(Domenico Mungo – RUMORE n. 140 – settembre 2003)

Lettera

“Cari KARMABLUE, è stato molto bello conoscervi in occasione della cena organizzata da Capuano per Radio Casbah, (...).
Ho ascoltato il vostro disco e l'ho trovato bello e particolare. Mi ha colpito molto la capacità evocativa di alcuni brani. E' un disco in cui al carattere ermetico si contrappone un forte potere di suscitare visioni e sensazioni fisiche. La limpidezza della voce e l'uso arioso del basso e di queste chitarre infinite in brani come Hybreasail e Isole, a me particolarmente cari, illuminano gli occhi ristabiliscono il contatto con gli elementi primordiali dell'universo.
Oltre all'ascolto destinato secondo me ad un pubblico elitario, questo disco si presta molto ad un'opera teatrale, ad un musical (non a caso alcuni brani strumentali dalle sonorità tipicamente anni 70 ricordano Jesus Christ Superstar) o come colonna sonora di un certo tipo di film a carattere introspettivo o addirittura documentaristico. Se fossi un regista mi piacerebbe collaborare con voi nella rappresentazione di uno dei viaggi più affascinanti che ciascuno di noi possa compiere.....quello alla scoperta della nostra identità.
Che altro dire.... siete su una buona strada e sono sicura che ci incontreremo ancora.
Affettuosamente, sinceramente....”.
(Giorgia Simonetti e Fabrizio Ferraro – musicisti KLAXON – 26 aprile 2004)

MOVIMENTI PROG

Solo rosso! Solo rosso? E…se fosse…?
Nel sottobosco della musica indipendente si nascondono sempre proposte interessanti.
Un esempio è rappresentato da questo album d’esordio dei Karmablue, progetto nato dalla volontà di Giacomo Caruso. Un gruppo aperto, a geometria variabile, un laboratorio che impegna artisti di varia estrazione, professionisti e non, per dar vita ad un raffinato ed inquieto art-rock.

Un tappeto di tensione sonora avanguardista e dissonante, accompagnato dalla poesia recitata dalla voce narrante (David Barittoni), vibra in “Solo rosso!”, “Cristalli parte I”, “Solo rosso?”. La purezza e la melodia della voce del soprano Cristina Cappellini, che per certi versi richiama un’impostazione simile a Jenny Sorrenti dell’era Saint Just, restano in un liquido in sospensione, squarciato da sprazzi elettrificati di crimsoniana memoria, delicati arpeggi hackettiani, chitarre “infinite” lanciate verso lo spazio, in “Dobilia” e “Hybreasail”.
“Multiversi” rapisce per il suono ipnotico e mistico. Aleggiano lungo tutto l’album sentori di post-rock à la Sigur Ròs. “Il gioco delle perle di vetro” e "Cristalli parte II" sono momenti di pura catarsi ed elevazione spirituale: ineccepibile la performance canora. Degne di nota “Eriu”, uno space rock dalla forte energia emozionale, e “Isole”: percussioni etniche si innestano sulle delicate note della chitarra acustica e del pianoforte, per regalare un brano che profuma d’Africa.

Opera colta e matura, riflessiva, piena di riferimenti testuali densi, dalla bella copertina cartonata, in cui è raffigurata una donna rannicchiata e pensante. Opera in cui si mescolano chiarore e crepuscolarismo, limpidezza e contaminazione.
(Fabiana Bugno – MOVIMENTI PROG www.movimentiprog.net – marzo 2008)

> Acquadanze

LETTERE

“Cari KARMABLUE, sono Claudio Milano, l'autore di musiche per teatro che avete conosciuto al M.E.I. Volevo ringraziarvi sinceramente per la copia del cd che mi avete regalato, Acquadanze. E' splendido. Abituato all'urlo, sinceramente poche volte mi faccio conquistare da una musica così carezzevole come quella che ho ascoltato sul vostro lavoro. Belli i suoni, gli interventi di chitarra, la leggerezza della voce.
Interessante la quantità e la qualità dei riferimenti culturali che vi leggo dentro, la veste grafica. Insomma, è tempo di complimenti, tenetemi aggiornato riguardo le prossime iniziative, seguirò con interesse il vostro lavoro”.
(Claudio MILANO - musicista – 2 dicembre 2006)

NovaMuzique

KARMABLUE - Acquadanze - ATMAN Records. “I Karmablue non sono pivellini, figura centrale è il chitarrista Giacomo Caruso, vent’anni fa con gli Still Life, e questo “Acquadanze” è il loro ultimo lavoro. Unendo il manierismo (uso il termine manierismo in senso letterale e non dispregiativo) di tre decadi, progressive, post-punk e post-rock hanno creato una musica che sembra cercare sempre una corrispondenza altra, preminentemente di tipo teatrale (esplicita in “Specchio Meccanico”); ma poiché qui è di un cd musicale ascoltato a casuccia che stiamo parlando tocca dire che pur apprezzando la raffinatissima forma, la sostanza canzone ne soffre. Si parte sulle orme de … ehm ehm … Le Orme con “Aurorale” e si tocca il vertice di godibilità pop con “Acquadanze” ma si ha anche il coraggio di confrontarsi col nodo gordiano e grande tabù della musica pop in Italia, il melodramma, cosa che avviene in “Cynosura” che si snoda tra gli Steeleye Span di Below The Salt, il para-asiatico dei C.C.C.P.-C.S.I.-P.G.R. e il musical Rugantino con risultati interessanti. Non voglio passare per uno che ha “certezze cartesiane che poggiano sul nulla” e quindi per onestà intellettuale debbo ammettere che post-rock europeo (tranne “rarissimissimi” casi) e soprattutto neo-progressive non è che mi facciano perdere il sonno ma i Karmablue sono indiscutibilmente capaci, hanno gusto nel mediare popolare e avanguardia, usano un italiano denso i cui riferimenti, come nella strofa “dal grigio al nero al”, mi hanno subito fatto venire in mente “moderno” di Mastro Lindo Ferretti, hanno senso della misura (25 minuti per otto brani) ma, proprio per la natura delle musiche che miscelano, non possono (ad esempio in “Appunto d’Energia”) evitare passaggi che potrebbero benissimo stare nella filodiffusione di un centro wellness. Tutto ben fatto, nota di merito per l’artwork semplice e d’effetto, ed un plauso al tentativo di sintesi per una compiuta riuscita del quale a mio avviso devono, però, perseverare perché la strada che hanno scelto di percorrere, davvero tortuosa, è una strada che, ora e qui, raggiunge esiti che non riesco a definire altrimenti se non incoraggianti ma interlocutori”.
(Andy Candy – NovaMuzique n. 11 – dicembre 2006)

URGENTE

KARMABLUE - "Acquadanze" - (Atman Records/2006). I Karmablue non hanno paura di intrappolare l'ascoltatore in un bozzolo di discrezione ed eleganza. Un fascino liquido. Trasparente. Che si infila indisturbato nelle pieghe più segrete. Ricoprendole di conturbanti fantasie.
(alberodimele – URGENTE Le recensioni di Giulio Tedeschi – 26 febbraio 2007)

FUORIDALMUCCHIO

KARMABLUE – Acquadanze – Atman. A volte ci sono dei titoli che, con la sintesi intuitiva di una sola pennellata, sanno riassumere perfettamente e sapientemente tutte le suggestioni e la poetica di un progetto musicale. “Acquadanze” è la parola chiave con cui i romani Karmablue (bel nome pure questo) sottoscrivono il secondo disco, dopo averci deliziato quattro anni fa con “Erratico estatico” (prodotto dalla Toast), e accendono immagini eteree, introspettive in amniotica leggerezza. “Aurorale” è delicata opalescenza elettrica, interrotta da un nervoso stacco crimsoniano, ideale biglietto d’accesso per intimistici madrigali (rubo con piacere l’azzeccata definizione dell’esordiente Atman Records), incantevoli riverberi dell’anima a cura soprattutto del chitarrista Giacomo Caruso, coadiuvato da un ensemble aperto. Poche parole fra dinamiche più strumentali, tra il recitato ed il cantato senza enfasi, frammenti di poesia (“Acquadanze”, “Specchio meccanico”), intermittenze fra altre progressioni frippiane (“Le miroir mecanique”), movenze lievi e arpeggi ipnotici, che finiscono per ricondursi in un unico avvincente tratto stilistico. Tutto molto bello dunque; solo, avremmo voluto che la magia, senza farne una risibile questione di minutaggio, si fosse protratta un po’ oltre i venticinque minuti totali del cd, soprattutto per la ricchezza di idee, la personalità e il magnetismo sonoro fin qui palesato. Che sia dunque un generoso arrivederci, senza che altri quattro anni ci dividano da nuove fluttuanti, maliose danze.
(Loris Furlan – FUORIDALMUCCHIO on line – marzo 2007)

CHITARRE

KARMABLUE - Acquadanze - Atman Records. Prima il progetto, poi il gruppo. Come tutte le formazioni “aperte”, nelle quali la lista dei musicisti è materia elastica, anche i Karmablue godono per molti aspetti di una prospettiva privilegiata. Innanzitutto perchè il progetto ha un’identità pulsante, in continuo mutamento; inoltre perchè, mancando le recinzioni, il gruppo può più agevolmente sconfinare in campi artistici contigui, alimentandosi di volta in volta del contribuito di attori, scrittori, performer. Con una metodologia simile, da “scorrimento perpetuo”, importanti sono le uscite discografiche, utili per fissare qualche punto fermo sulla carta. Acquadanze, disco che segue Erratico estatico del 2002, vede i Karmablue ruotare attorno alla chitarra di Giacomo Caruso e proporre diramazioni sonore che appaiano rock e sperimentazione. Dal mazzo escono fuori le affascinanti contraddizioni di “Aurorale”, in cui il calore della sezione ritmica si sposa con le tensioni crimsoniane dell’elettrica ed un canto monocorde ghiacciato dal vocoder. Oppure il corto circuito temporale di “Cynosura (Alpha Ursae Minoris)”, i cui arpeggi di basso e chitarra acida sanno di corte rinascimentale spedita nello spazio. Più sfuocati gli esiti degli altri brani, spesso gravati da arrangiamenti troppo gonfi o da presupposti eccessivamente esili o episodici. Vira inaspettatamente verso il pop la title-track, pur mantenendo quei tratti di visionarietà che la apparentano al resto del disco.
(Simone Maiolo – CHITARRE n. 254 – aprile 2007)

BLOW UP

KARMABLUE – Acquadanze – CD Atman. Il secondo album dei Karmablue elabora quelle componenti di originalità che contraddistinguevano la struttura composita dell’album d’esordio “Erratico estatico”, riuscendo ad aggiornare il proprio suono con un graduale processo di avvicinamento a forme stilistiche contemporanee (il cosiddetto “post-rock”, ad esempio). In effetti la loro musica è una creatura ibrida e con una personalità mutevole: guarda in avanti, alla ricerca del “nuovo” ma gettando frequenti occhiate all’indietro, al prog degli anni settanta soprattutto, ma anche alle prime sperimentazioni “ambient” (la chitarra in stile Cluster di Appunto d’energia), al pop d’autore (la title track) o addirittura alla tradizione classica nell’impostazione delle melodie vocali. L’apertura di Aurorale è un esempio paradigmatico di quanto detto: si apre come un brano dei Tortoise del primo album e si trasforma in un’anomala ballata con la voce filtrata dal vocoder, fino ad un violento break per chitarra che sembra clonato dal Fripp di “Red”. Album ben equilibrato, a cui si riconosce, nonostante alcune ingenuità e qualche formalismo di troppo, il pregio di un’esposizione chiara e sintetica.
(Patricia Menchetti – BLOW UP n.112 – settembre 2007)

MOVIMENTI PROG

Acquadanze, l’eclettico art-rock dei Karmablue
Acquadanze è il secondo album per i Karmablue, gruppo-laboratorio guidato da Giacomo Caruso, già ex-Still Life, che unisce musica, teatro e poesia, integrando le diverse forme d’arte. Un album di grande spessore culturale, che privilegia i contenuti adoperando testi intimisti e di ricerca, riflessivi, profondi. Declinano la loro musica fondendo progressive, psichedelia, ambient, post rock, noise, pop d’autore e avanguardia, facendo emergere da questo melting pot un art-rock profondamente eclettico e di qualità.

Atmosfere eteree e rarefatte cingono l’ascoltatore, volteggiando dai graziosi madrigali rinascimentali “Nuages (Soave Concretezza)” e “Cynosura (Alpha Ursae Minoris)”, allo spazio mistico di “Appunto d’Energia”, alle vibranti tastiere sospese in “Opalium Abglanz”.
Le belle voci femminili, ugole cristalline alla Antonella Ruggero, costellano con grazia “Acquadanze”, la title-track. Di altro segno il brano “Aurorale”, caratterizzato da una più marcata sperimentazione elettronica: in primo piano la voce filtrata dal vocoder e, nella parte centrale, chitarre ruvide e graffianti, sorrette da un bel giro di basso, che ricordano la potenza dei migliori King Crimson. Sferzante e corposa “Le Miroir Mecanique”, una bella cavalcata progressive che, oltre ai King Crimson (innegabile punto di riferimento come ammesso dallo stesso Giacomo Caruso), riporta alla mente l’aria grezza e aggressiva degli italiani Campo di Marte e le esibizioni live dell’era floydiana sperimentale. Ottima, infine, la performance del narratore Vania Castelfranchi in “Specchio Meccanico”, piccola e pregna poesia incastonata nell’album.

Nonostante siano chiare le fonti d’ispirazione da cui si attinge, i Karmablue dimostrano ancora una volta di avere una loro identità, elaborando una proposta personale. Non cadono in stanchi e cerebrali virtuosismi e riescono a trovare un equilibrio musicale in grado di fornire emozioni.

Un album breve ma intenso. Da ascoltare più volte, per entrare fra le sue pieghe e coglierne l’essenza.
(Fabiana Bugno – MOVIMENTI PROG www.movimentiprog.net – marzo 2008)